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Archivio: Libri

La funzione educativa del cammino

copj13.aspSegnaliamo l’uscita del testo “La funzione educativa del cammino. Aspetti pedagogici, psicologici e sociologici“. Ecco l’indice:

Presentazione di Silvia Costa
Luca Ansini, “Il cammino come luogo formativo e di cura”
Ferdinando Montuschi, “Il cammino Spoleto-Assisi”
Bruna Grasselli, “Il cammino come incontro e perdono di sé. Una domanda oltre il sociale per il futuro”
Marco Milella, “Il cammino come specchio dei processi formativi”
Cristiano Maria Gaston, “Uno spazio umano”
Roberto Cipriani, “Viaggio e pellegrinaggio”
Bianca Spadolini, “La funzione educativa del cammino a piedi”
Francesco Biancolella, “Antropologia del movimento in tre mosse”
Maria Luisa Pulito, “Camminare: percorsi della memoria”
Maria Matilde Nera, “Un’incursione nella memoria letteraria… tra desiderio dell’altrove, pensiero dialogico e itinerari formativi”
Luca Ansini, Patrizia Ciccani, Maria Matilde Nera, “Risorse, pregiudizi e potere del cammino a piedi”
  • Presentazione di Silvia Costa
  • Luca Ansini, “Il cammino come luogo formativo e di cura”
  • Ferdinando Montuschi, “Il cammino Spoleto-Assisi”
  • Bruna Grasselli, “Il cammino come incontro e perdono di sé. Una domanda oltre il sociale per il futuro”
  • Marco Milella, “Il cammino come specchio dei processi formativi”
  • Cristiano Maria Gaston, “Uno spazio umano”
  • Roberto Cipriani, “Viaggio e pellegrinaggio”
  • Bianca Spadolini, “La funzione educativa del cammino a piedi”
  • Francesco Biancolella, “Antropologia del movimento in tre mosse”
  • Maria Luisa Pulito, “Camminare: percorsi della memoria”
  • Maria Matilde Nera, “Un’incursione nella memoria letteraria… tra desiderio dell’altrove, pensiero dialogico e itinerari formativi”
  • Luca Ansini, Patrizia Ciccani, Maria Matilde Nera, “Risorse, pregiudizi e potere del cammino a piedi”

Maldafrica

Presentiamo il libro “Maldafrica”africa di Piero Priorini.

Una raccolta di riflessioni personali, articoli psicanalitici, racconti di viaggio, foto e recensioni, nella quale le esperienze esteriori ed interiori dell’autore si susseguono e si sovrappongono, pur mantenendo un filo unico e continuativo.

Dodici anni di pellegrinaggi in Africa: per scoprire i luoghi dove ancora sopravvivono gli ultimi resti di culture la cui esistenza è la prova vivente di un’epoca in cui l’umanità viveva ancora in armonia con le forze creatrici e con l’ambiente naturale. Dodici anni di viaggi per ritrovare lo stupore di fronte al mistero della Vita, per ripercorrere le tappe del complesso e articolato cammino che l’umanità ha intrapreso, per comprovare sul campo la sovrapposizione possibile – anche là dove non sembra – delle dinamiche psicologiche dell’uomo moderno occidentale con quelle dei suoi predecessori. Quegli antenati comuni che in Africa hanno visto la luce e che dall’Africa migrarono poi per popolare il resto del pianeta. Di più: per intravedere le radici sacre di tutte quelle dinamiche. Ancora vive e palpitanti in terra d’Africa, morte e sepolte – invece – nella nostra tanto “evoluta” e decantata civiltà. Ciò nonostante, una contemplazione disincantata, priva di qualunque nostalgica fantasia di restaurazione. Un accusa spietata all’occidente. Ma anche la sua assoluzione, nel riconoscimento del potenziale straordinario che si cela dietro ognuna delle sue aberrazioni.

Dalla prefazione al libro di Max Troiani:
Quando non sai più dove stai andando ricordati almeno da dove vieni, consiglia un proverbio del Ghana. Parole che potrebbero accompagnare, come uno strumento di bordone, l’intero scritto di Piero Priorini, … Che… con i suoi occhi, che sono quelli di chi pratica l’analisi junghiana, scopre forme archetipiche, gesti e comportamenti che rimandano a codici, per noi europei, completamente dimenticati ormai da secoli. … Azzardiamo, tanto per giocare: e se il parametro di giudizio della qualità della vita fosse la bellezza? se valutassimo la qualità della vita (intesa nel suo senso più profondo) in base a questa, l’Africa avrebbe veramente tanto da insegnarci, per una dote che gli africani stessi hanno come innata, quasi fossero loro i guardiani sacri di questa anima mundi. La bellezza in Africa non è mai “Estetica”. Leggi il resto »

L’altro fuoco

L'Altro FuocoAntonio Spadaro, L’altro fuoco. L’esperienza della letteratura, vol. II, Milano, Jaca Book, 2009, pp. 300.

La parola poetica brucia ma non si consuma, rivelando una presenza permanente che la abita. Quando la parola è davvero «poetica» – cioè creativa – diviene come un biblico roveto ardente. Quando è letta, diventa attiva nel lettore, comunica la sua potenza espressiva, ma non si disperde, non si infiacchisce nella lettura: è un fuoco che il suo ardore rigenera (M. Luzi). E soprattutto non «divora» il lettore annullandolo, assimilandolo in se stessa. Il fuoco prodotto da selci brucia e consuma in sé. L’esperienza della letteratura invece è generata da un «altro fuoco», che infiamma ma proprio per questo potenzia. Ecco dunque la necessità di scoprire senza selci l’altro fuoco, come afferma un verso di Bartolo Cattafi.

La vera esperienza estetica rafforza l’uomo, non lo annienta, come invece fa l’ideologia o la mistificazione. La parola poetica è una invisibile fiamma (O.Sedakova), che resta viva e lascia vivi. Anzi produce i suoi effetti lentamente, modificando nel lettore il suo modo di vedere il mondo, la realtà, la sua stessa vita. Chi di noi, infatti, non è stato influenzato, in un modo o nell’altro, da un personaggio di un romanzo o dal verso di una poesia? Chi non si è sentito «infiammare» da una parola poetica che ha legna da ardere / proprio al centro, legna da ardere intrisa / di resina (R. Carver).

Il presente volume costituisce un percorso esemplare alla ricerca della letteratura che ha vento di fuoco, come scrive Alda Merini, in compagnia di grandi autori della letteratura contemporanea.

Nel volume così si susseguono ritratti e figure che dipingono l’uomo come nudo nelle sue tensioni fondamentali, teso com’è tra nostalgia dei miti e scoperta del reale, attesa vigilante e viaggio avventuroso, dramma della vita e desiderio di scoperta, delusa desolazione e fresco stupore.

(dalla quarta di copertina)

Abitare nella possibilità

“Alle storie narrate o ci si crede (e allora esse si dispiegano nella loro potenza rappresentativa ed evocativa) o non ci si crede (e allora esse restano mute e dure). Senza «fede» non c’è storia che tenga. Le storie richiedono una fiducia di base che conduce all’immersione in un mondo che non è più il nostro, quello solito che conosciamo già. Non credere nelle storie significherebbe narcotizzare anche il reale, spegnerlo, renderlo piatto, superficiale, scarno, secco. Una vita senza storie e senza fede nelle storie sarebbe ben povera: più una persona è ricca interiormente, più ha storie da raccontare e più è disponibile ad ascoltare. Alla fine di ogni giorno bisognerebbe chiedersi: ho una bella storia da raccontare questa sera? Ho ascoltato una bella storia quest’oggi?”

Antonio Spadaro, “Abitare nella possibilità“, Jaca Book.

Abitare – Dodici storie ai margini

Il libro di Pietro SalemmeAbitare. Dodici storie ai margini” (Edizioni Universitarie Romane – 2006) si colloca in un’area di vasto respiro metodologico e clinico. Esso attraversa, infatti, una prospettiva terapeutica basata sul rapporto quotidiano dei pazienti con la gruppalità, sia essa intesa come large group comunitario che come interazione del singolo paziente con gli altri ospiti o con lo staff di operatori. Il testo, inoltre, è attraversato dalle tante osservazioni sulla fenomenologia dell’abitare, che diviene campo d’indagine e strumento operativo su cui attivare pensieri e risorse d’équipe per favorire i processi terapeutici di cambiamento.

Nella narrazione di ogni singola storia, c’è l’eredità affettiva che gli individui sofferenti hanno sedimentato negli oggetti che le loro case ci svelano ad uno sguardo approfondito, ci sono le storie che costoro hanno disseminato con la loro presenza nei locali delle strutture sanitarie, spesso, quest’ultime, solo reperibili nelle cartelle cliniche così poco generose di dettagli che esulino dalla classica descrizione dei decorsi sintomatologici, ci sono le immagini di un territorio in cui l’équipe della Comunità Terapeutica scende cercando commistioni e mimetismi a scopo epistemofilico e clinico per continuare a pensare la complessità dell’esistere e del creare legami, c’è infine l’eco delle registrazioni controtransferali degli operatori, che sono impegnati sul versante personale interno nell’analisi della domanda di cura nonché sui processi della propria stessa temporalizzazione quali agenti terapeutici e individui umani.

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La necessità del caso

In un mondo che corre a ritmi frenetici, con il crescente bisogno di avere tutto sotto controllo, il libro di J.F. Vézina, psicologo, psicoterapeuta, musicista, conferenziere (edizione Magi 2007), appare come un elogio del caso. Non per niente il titolo”La necessità del caso”: il caso così indispensabile per quelle svolte davvero importanti della vita, che tanto spesso arrivano dopo fortuite coincidenze. Cosa accadrebbe se non esistessero? Il caso ci mette spesso di fronte ad incontri imprevisti, a relazioni insospettate che possono essere importanti per i nostri cambiamenti. Se si è pronti a lasciare vecchie sicurezze, ad esporsi mentalmente al paradosso del caso, ecco che arriva quell’episodio, quella persona, quel libro, quell’autore, quel brano musicale che possono cambiare l’esistenza. Leggi il resto »

La fabbrica delle immagini

Edito da Ma.Gi. nel 2007 e presentato dall’autrice Teresa Biondi e dalla psicoanalista AIPA Luciana De Franco all’interno di un evento dell’Estate Romana 2007, il libro è un sofisticato intreccio di cinema e psicoanalisi, frutto di un accurato approfondimento storico-antropologico.

Attraverso una lettura psico-antropologica, l’autrice traccia la storia del cinema, e più precisamente delle immagini filmiche, mettendo in evidenza lo stretto rapporto tra cinema e psicologia.

Le immagini, sostenute dalla tecnica cinematografica, mettono in scena e rappresentano la vita dell’inconscio, quella parte nascosta, antica ma sempre rinnovata, che trova in ognuno di noi le forme più diverse di rappresentazione: sogni, fantasie, associazioni; ma anche disegni, pitture, poesie, racconti, e, appunto, film. Un linguaggio per esprimersi, dunque. Leggi il resto »