Diario del gruppo di lettura del giornale
21 marzo 2007 - Siamo arrivati al sesto incontro: tre per ciascun piano, uomini e donne. Il progetto è stato accettato dalla direzione, e man mano si fa strada anche nella vita di reparto, scandita da tempi che non vanno oltre visitone generale, terapia, colazione, pranzo, cena, qualche colloquio, un gruppo cinema. Tutto questo nonostante le nostre migliori intenzioni. Con la difficoltà di interferire con vecchie istituzioni e modalità e rapporti rafforzati dal tempo e strutturati dalle abitudini.
Possiamo solo dire che dietro questo semplice gruppo - che proprio per la sua semplicità abbiamo chiamato: “Lettura del giornale” - abbiamo scritto un progetto, fatto riunioni, e combattuto la nostra piccola battaglia.
Il primo incontro è stato al piano donne: grossa l’affluenza, tanto che abbiamo dovuto organizzare piccoli gruppi per l’eccesso di persone rispetto al numero di giornali. I quotidiani disponibili sono stati: Il Messaggero, La Repubblica, Il Tempo, Corriere della Sera, e corriere locale con inserto nazionale. Abbiamo letto silenziosamente, poi scelto democraticamente un articolo che è stato letto ad alta voce per essere poi commentato. L’articolo scelto riguardava un congresso sulla tecnologia telefonica mobile, con le ultime novità, argomento singolare per un gruppo di donne… incuriosite comunque dal racconto sulla Apple e su Jobs. Preponderante la partecipazione di pazienti che sapevano leggere e che avevano un buon rapporto con la realtà, vale a dire “non psicotiche”.
Il secondo incontro, al piano uomini, è stato ugualmente affollato: si è svolto tecnicamente allo stesso modo, il tema scelto è stato il problema degli anziani abbandonati nelle case di cura; ma da qui siamo scivolati su un piano più problematico, che riguardava più o meno tutti i partecipanti: “L’abbandono nella nostra casa di cura”, ed anche l’abbandono da parte del personale sanitario, cioè il nostro. Qui il colpo è stato più difficile da attutire, e non semplice l’ammissione delle nostre mancanze, e la restituzione di un messaggio di comprensione e di accettazione della rabbia dei singoli. In particolare un paziente si è sfogato, facendo chiari riferimenti al personale, con un attacco timido ma spietato. Solo dopo giorni di metabolizzazione, in un colloquio successivo, è stata possibile una vera restituzione ed una apertura verso aspetti prima non sospettati di quel paziente.
Al terzo incontro, piano donne, le partecipanti era numerose, circa 10. l’argomento scelto è stato “La droga e i giovani. Le partecipanti erano quasi tutte le stesse dell’incontro precedente, e già si sono formati sottogruppi: quello che si lamentava della gioventù di oggi e quello che era più indulgente rispetto ai tempi che corrono. Interessante e soprattutto di cuore il commento di una paziente psicotica che evidentemente non manca di buon senso: lei in discoteca da giovane ci andava, altroché, e la droga c’era come c’oggi, solo che lei non la prendeva…
Al quarto incontro, il secondo al piano uomini, abbiamo notato che ci sono parecchie presenze silenziose: chi non sa leggere e nemmeno commenta, rimane comunque lì con noi, ed ascolta. Il tema scelto era la violenza fatta sugli animali. I partecipanti erano meno della volta precedente, e i commenti si sono limitati ai luoghi comuni, con l’accordo di quasi tutti. Fino ad ora noi operatori ci siamo esposti poco: conduciamo l’inizio e la fine, scandiamo i tempi, diamo qualche regola che via via diviene necessaria (per esempio meglio non fumare, se possibile, e tutti insieme prima di iniziare spengiamo i cellulari, per stare di più “tra noi”). Cerchiamo di restituire il senso della discussione a fine incontro, soprattutto se sono emersi temi importanti e soprattutto se l’emotività diventa per qualcuno difficile da sostenere, accogliamo la difficoltà mostrando comprensione. Ma ogni incontro è una storia a sé, ed anche per noi ogni volta una scoperta.
Il quinto incontro al piano donne è poco popolato. Ancora un argomento su cui si possa dibattere con il buon senso: le madri che abbandonano i figli in fasce. Anche stavolta schieramento in gruppi (composti dalle stesse persone delle volte precedenti, e questo dice tanto). Poca emotività ma un finale interessante: su invito di una paziente psicotica, la lettura collettiva dell’oroscopo del giorno… che diventerà una consuetudine.
Sesto incontro, piano uomini. Poco popolato: ci rendiamo conto che il gruppo interferisce troppo con la vita di reparto e l’attività clinica, quindi decidiamo di limitarlo ad una volta a settimana, anche per provare il grande passo: riunificare uomini e donne, in un solo piano, a settimane alterne primo-secondo piano. Sarà un’avventura. L’argomento scelto è stato la morte di una donna in un ospedale, e una critica ai servizi sanitari nazionali. Pochi spunti per parlare della morte, evidentemente il gruppo non era pronto.
Settimo incontro: pochissima affluenza la piano donne, prevalentemente le più gravi, quasi tutte psicotiche, e l’argomento votato è stato la canzone vincitrice di Sanremo 2007. Ne erano tutte bene o male a conoscenza, eppure è stato un argomento scelto ma discusso con difficoltà, come se le partecipanti fossero “impermeabili” alle emozioni, a tutto quello che potesse riguardare il loro stato. O forse ne sanno talmente di più di quello che dice la canzone che hanno voluto sorvolare… Concludiamo con la lettura degli oroscopi.
Le difficoltà nell’integrare questo gruppo con l’attività clinica della mattina ci fa decidere di portarlo al pomeriggio, e di unire uomini e donne. Al momento, per alcuni incontri, saranno le due tecniche della riabilitazione psichiatrica a condurlo, per incompatibilità con i turni della psichiatra. Al più presto cercheremo di risolvere anche questo problema.
Fino ad ora, i nostri interventi sono stati nel complesso solo di stimolo, di contenimento (anche con la formulazione di alcune regole), di restituzione delle emozioni più forti che si sono manifestate negli incontri. L’anima del gruppo di sta formando, grazie anche alla presenza di alcuni pazienti più costanti (nonostante il veloce turnover che caratterizza i ricoveri in clinica). Quando le condizioni lo consentivano, sono stati i pazienti ad uscire per andare a comprare i giornali, ed è stata vissuta come un’esperienza di fiducia da parte nostra e di responsabilizzazione da parte dei pazienti: è importante che ci sia un “messaggero” che ci collega con il mondo di fuori.
15 maggio 2007 - Aggiornamento.
Ottavo incontro: Il gruppo è stato svolto al secondo piano della neuropsichiatria (reparto uomini); in totale hanno partecipato sette pazienti (4 uomini- 3 donne). Ciascun paziente ha individuato un argomento, ma ne sono stati discussi solo tre, scelti democraticamente:
- Studi genetici sul fumo
- Calo delle nascite in Italia compensato dall’ingresso di stranieri
- I diversi usi della coscienza.
Il gruppo si è attenuto a quello che i tre articoli trattavano; ogni argomento è stato sviluppato da ciascun partecipante a 360 gradi rispetto la propria storia di vita, condividendo opinioni personali in modo assertivo creando un buon clima di gruppo.
Inoltre per la prima volta sono stati ritagliati gli articoli scelti dai quotidiani e attaccati in una bacheca visibile nel salone in cui i pazienti si riuniscono per stare insieme durante l’arco della giornata.
Nono incontro: Gruppo sospeso per non partecipazione dei pazienti.
Decimo incontro: Hanno partecipato 9 pazienti ( 5 donne – 4 uomini). In corso d’opera ci siamo rese conto che ogni paziente voleva leggere il proprio articolo, per questo avendo anche a disposizione più tempo durante lo spazio pomeridiano si è deciso di affrontare tutti gli argomenti, i quali vengono scritti da un volontario su un’apposita lavagna.
Qualche paziente si unisce al gruppo a lettura già iniziata incuriosito dagli articoli scelti e dal gruppo stesso. Gli argomenti discussi sono stati:
- Il futuro dei bambini in Africa
- I nomadi nelle nostre città
- La medusa gigante in Australia
- Allarme siccità
Nel complesso si è creato un buon clima di gruppo; i partecipanti hanno instaurato tra di loro empatia, hanno avuto rispetto reciproco e gli scambi comunicativi ed emotivi sono stati molteplici. Qualcuno ha partecipato più attivamente assumendo spesso un ruolo di leader trascinando gli altri in una discussione attiva durata quasi due ore.