Steve Jobs sui diritti digitali

Steve JobsIl sistema di protezione della musica venduta sull’iTunes Music Store è forse il più liberale che si trovi in giro (proprietà della musica acquistata senza scadenza, possibilità di ascoltarla su ogni ipod a disposizione e su un massimo di cinque computer diversi contemporaneamente, possibilità di masterizzare un CD etc.). Cionondimeno c’è sempre qualcuno che storce il naso.

Due i pricipali motivi di dissenso: l’esistenza stessa di un sistema di protezione (e dunque i cracker che si sfidano a violarlo); il fatto che la musica acquistata su iTunes (e solo quella) possa essere ascoltata solo sui player di Cupertino e non su quelli della concorrenza.

Apple ha sovvertito le regole del mercato diverse volte nella propria storia (con l’Apple II, con il Mac e poi con l’iMac, con l’iPod, chissà ora se lo farà anche con l’iPhone) seguendo una linea spesso in totale controtendenza rispetto al mercato stesso (l’iMac era privo di floppy e porta seriale o parallela, ma era anche il primo a montare l’USB, per dirne una).

Ancora una volta Jobs spiazza tutti con una lettera aperta nella quale auspica (rullo di tamburi) la scomparsa dei sistemi di protezione. è un momento strano, per questa pubblicazione: avviene in corrispondenza dei primi segnali di un cambio di politica delle major (segnali molto pallidi, invero) ed in concomitanza con un crescente fastidio di alcuni stati europei per l’ecosistema chiuso Apple-iPod-iTunes.

Tutta da leggere (articoli in italiano su MaCity e Punto Informatico).

Pubblicato mercoledì 7 febbraio 2007 da CMG
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