È nato il Network Computer

Il 1997 è stato un anno molto turbolento per gli amanti della Apple: la compagnia veniva da un record di trimestri pesantemente negativi e non si vedeva alcuna luce in fondo al tunnel. La condizione di Apple metteva un po’ di agitazione a tutti, del resto, per una serie di conseguenze a catena che si sarebbero verificate in seguito ad un suo eventuale collasso (pensiamo solo alla perdita per Microsoft dell’unico avversario credibile nell’informatica consumer). Di lì a poco, l’allora CEO Gil Amelio sarebbe stato licenziato e Steve Jobs sarebbe rientrato dalla finestra dopo essere uscito dalla porta una decina di anni prima, grazie alla fusione di Apple con NeXT.

Larry EllisonMa a metà del 1997, ognuno diceva la sua e probabilmente nemmeno gli amici intimi di Jobs immaginavano cosa sarebbe successo negli anni a seguire. Uno dei possibili acquirenti di Apple era proprio uno di questi, ovvero il miliardario Larry Ellison (a destra), noto più per l’accesissima rivalità con Bill Gates, l’amore per le barche (che avrebbe dimostrato in Coppa America) e l’eleganza ricercata che per essere il fondatore di una delle compagnie più in salute degli anni Novanta: la Oracle.

Uno dei pallini di Ellison è sempre stato il Network Computer (peraltro un marchio registrato di Oracle) che doveva essere un dispositivo privo di disco rigido e a basso costo, pensato per collegarsi in rete ed assumere da lì le risorse necessarie al proprio funzionamento (una sorta di ritorno al terminale dei vecchi tempi, seppur più evoluto).

Oracle ha provato diverse volte a presentarlo (a esempio nel 1997 e nel 2000) ma non ha mai sfondato. Con il ritorno di Jobs esce l’iMac - dove la “i” sta per “internet”. Pochi sanno che l’iMac, già dalla prima uscita di MacOS X, è pensato da subito per fare il NetBoot, ovvero avviarsi dalla rete senza bisogno di un sistema operativo residente o di una memoria locale. Con Ellison comodamente seduto nel consiglio di amministrazione della nuova Apple guidata da Jobs (dove rimarrà fino al 2002), vien voglia di unire i puntini. Ma anche questa prospettiva non decolla: non conosco nessuno che abbia mai fatto un Net Boot con un Mac.

iPhoneA volte, il futuro va nella direzione che tutti immaginiamo, ma ci arriva in un modo imprevedibile. Il Network Computer esiste e ce lo abbiamo già: è il telefono.

Google ha annunciato il supporto di Google Documents ad iPhone e tutti aspettiamo con curiosità il lancio del GPhone, dato per imminente (stavolta sul serio?), che verosimilmente sarà ancor meglio integrato con i servizi online; ma i Blackberry ed altri terminali già lavorano abbondantemente con materiale presente in rete.

Fino a poco tempo fa, i miei dati e le mie informazioni erano quelle presenti sul mio disco rigido (e su alcuni CD di backup). Oggi farei molta più fatica a delimitarli, essendo distribuiti fra due computer ed un palmare e sincronizzati attraverso il servizio .Mac (quindi in parte residenti su un server esterno).

Ma se penso al prossimo futuro, la situazione diventa ancora meno definita: con una maggiore disponibilità di accessi alla Rete (e il problema sarà definitivamente risolto quando uscirà iPhone in Italia) è inutile avere tre copie dello stesso file su diversi computer/palmari/telefoni: l’opzione Google Documents diventa brillante. E raggiungo le pagine web che mi interessano grazie a link sparsi qua e là (quelli inseriti in queste pagine, ad esempio, che sono sempre online) senza più salvarne una copia sul mio disco locale (confidando che non succeda quanto scritto nel post precedente).

Insomma, il Network Computer alla fine è arrivato, ma non ha la forma di un iMac, non lo produce Oracle, non è nemmeno l’economicissimo portatile di Negroponte. Per di più, lo abbiamo in tasca.

Pubblicato sabato 3 novembre 2007 da CMG
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