Il viaggio in Sicilia di Tim O’Reilly
Tim O’Reilly è in vacanza a Siracusa. L’esperienza sembra divertirlo molto, dal momento che in pochi giorni ha pubblicato ben due post ispirato da quanto gli accade. Nel primo racconta una serie di incontri fortuiti che sembrano confermare la suggestiva teoria dei sei gradi di separazione.
A noi forse interessa però di più il secondo. O’Reilly pare sorpreso dal buio e da una concezione completamente diversa – fra italiani ed americani – dell’illuminazione, del risparmio energetico (lo direste che i parsimoniosi siamo noi?), della sicurezza. Il tutto raccontato con poche efficaci pennellate.
14 Novembre 2007 alle 09:55
Lo avrei detto. O meglio, ho potuto constatare piu’ volte per lavoro che le abitudini europee sono fra le piu’ “frugali” del mondo occidentale (le virgolette sono d’obbligo). Quello che non smette mai di stupirmi e’ come l’Europa sia vista da un numero sempre maggiore di americani come un modello di societa’ piu’ coscienziosa e piu’ umana.
14 Novembre 2007 alle 12:43
Quello che stupiva me particolarmente, dell’articolo di O’Reilly, era l’associazione fra illuminazione e sicurezza. È come se per gli americani, l’ambiente fosse insicuro fino a prova contraria (e la luce permette di appurare che è sicuro). Per noi forse è il contrario, cioè non ci preoccupiamo a meno di non averne motivo (il vicolo buio è pericoloso se abbiamo nozione che è in una zona pericolosa, sennò è semplicemente buio).
Boh, non so se è così, ma mi sembra.
14 Novembre 2007 alle 14:06
Di questa dinamica non ho molta esperienza, in effetti.
Pero’ non stento a credere che ci sia qualcosa, nella cultura statunitense, che porta a vedere il pericolo dappertutto. Il che e’ anche giustificato se pensi che da quelle parti CHIUNQUE puo’ avere un’arma da fuoco e spararti cosi’, per il gusto di farlo. Seguirebbero considerazioni sul mercato delle armi che sarebbero un po’ OT.
Un episodio pero’ me le ricordo benissimo: durante la lezione introduttiva all’erasmus mi sono trovato con alcuni studenti statunitensi; fra i vari consigli su come ambientarci venne detto “non preoccupatevi, Praga e’ una citta’ sicura, c’e’ solo un problema accentuato di taccheggio…”. Io ingenuamente pensavo che per me una citta’ dove rischi seriamente di essere rapinato NON e’ sicura, ma la relatrice continuo’ “…pero’ mai a nessuno verra’ mente di minacciarvi con una pistola in mezzo alla strada o di spararvi direttamente”. Io ero basito, ma soprattutto mi terrorizzavano le facce degli studenti americani: VISIBILMENTE SOLLEVATI da quella “buona notizia”!
Al posto loro forse mi sarei incavolato a morte per l’evocazione di un luogo comune, pero’ evidentemente la percezione del pericolo in ogni dove e’ veramente radicata…
14 Novembre 2007 alle 14:19
È una storia fantastica
14 Novembre 2007 alle 14:31
C’è una storia che non c’entra molto, ma rappresenta bene come due culture possano sembrare molto simili ed invece non esserlo affatto. La racconta Watzlawick (forse ne “La realtà della realtà”, dovrei controllare).
Durante la guerra c’erano parecchi soldati americani in Inghilterra, un luogo pieno, guarda caso, di ragazze inglesi. Se chiedevi un’opinione ai primi, ti dicevano che le inglesi erano troppo facili e spregiudicate. Se chiedevi alle seconde ti rispondevano che gli americani erano troppo spregiudicati ed aggressivi. Com’è possibile?
Per le inglesi, il bacio era un limite oltre il quale ci si comprometteva parecchio, mentre gli americani non lo consideravano oltre la semplice pomiciata.
I soldati quindi ci davano sotto esigendo baci da subito: le ragazze o facevano la figura delle bigotte negandosi, oppure cedevano; a quel punto però si sentivano già compromesse e non aveva senso indugiare sul resto. Gli americani al contrario non erano abituati a fare centro così rapidamente e le consideravano troppo disinibite…
Chissà a quante cose si applica questo concetto e non lo sappiamo…