Steve Jobs dovrebbe lasciare
22 luglio 2008 - Pubblicato da admin
Un piccolo shock (nemmeno tanto piccolo), ma il discorso è ben argomentato.
- Cult Of Mac: Is it Time for Steve to Step Down?
Un piccolo shock (nemmeno tanto piccolo), ma il discorso è ben argomentato.
La storia più dettagliata di questo ultimo periodo di convulse contrattazioni, rilanci, trattative nascoste, minacce di scalate ostili è quella di MaCity.
Una lunga intervista a Steve Wozniak pubblicata da Knowledge@Wharton, il giornale online della Wharton School. Per chi non abbia già letto iWoz, ovviamente.
» Steve Wozniak on Apple, Steve Jobs and the Value of a Good Prank (via TUAW)
Dansays ha appena comprato un computer nuovo di zecca e ha messo online le fotografie del suo “spacchettamento”: scatola, polistirolo, cellophane, manuali, tutto procede regolarmente fino al primo avvio.
Ah, il computer che ha appena acquistato è un Apple //c del 1988…
» Flickr: Apple //c photoset (via Cult of Mac, via Boing Boing, via Andre Torrez’s notes…)
Un lungo articolo di Wired sulla gestazione – più complessa di quanto possa sembrare dal risultato finale – dell’iPhone.
» Wired: The Untold Story: How the iPhone Blew Up the Wireless Industry
Questa è una foto particolare: Steve Wozniak (“Woz”), co-fondatore di Apple, e Jack Tramiel, fondatore di Commodore, chiacchierano amabilmente seduti ad un tavolino, durante le celebrazioni per i 25 anni del Commodore 64.
E che c’è di strano? Beh, semplicemente è la prima volta che i due si incontrano dal vivo…
» C|Net: Woz, meet Jack Tramiel (via melablog).
Stephen Fry tesse un elogio di Tim Berners Lee (l’inventore del World Wide Web), il quale ha il merito ulteriore di essere “ammirevolmente modesto”.
“Avrebbe potuto chiedere un centesimo di cent per ogni transazione per soli cinque anni e diventare ricco in modo incalcolabile, avrebbe potuto legarsi ad una corporation, sfruttare il suo nome in pubblico, promuovere se stesso e distribuire opinioni su tutto e su tutti. Invece, ha scelto di lavorare silenziosamente per assicurare al web del futuro un’apertura ed una neutralità sempre maggiori nello scambio scientifico, intellettuale e politico.”
Ecco secondo Fry l’unica pecca del sistema: “www” è l’unico acronimo che, a leggerlo ad alta voce, è composto da più sillabe di ciò che sintetizza…
Per chi vuol saperne di più, il blog di timbl è fra i link di questo sito e il suo libro (“L’architettura del nuovo web“) è una lettura obbligata (e piacevolissima) per chi ami la storia dell’informatica (e delle idee).
Una notizia che non serve praticamente a nulla, ma è una piccola chicca storica. “Unix” è un termine ormai abbastanza noto, ma pochi sanno che il suo nome nasce in risposta a “MULTICS“, un sistema operativo nato negli anni Sessanta per amministrare le “time-sharing machines” (erano i tempi dei cervelloni con tecnici in camice bianco e schede perforate, come il PDP-6 nella foto).
Ebbene, il MIT ha rilasciato al pubblico i codici sorgenti di MULTICS. Se vi avanza una macchina time-sharing in garage, potete divertirvi.
Tim O’Reilly è in vacanza a Siracusa. L’esperienza sembra divertirlo molto, dal momento che in pochi giorni ha pubblicato ben due post ispirato da quanto gli accade. Nel primo racconta una serie di incontri fortuiti che sembrano confermare la suggestiva teoria dei sei gradi di separazione.
A noi forse interessa però di più il secondo. O’Reilly pare sorpreso dal buio e da una concezione completamente diversa – fra italiani ed americani – dell’illuminazione, del risparmio energetico (lo direste che i parsimoniosi siamo noi?), della sicurezza. Il tutto raccontato con poche efficaci pennellate.
Il 1997 è stato un anno molto turbolento per gli amanti della Apple: la compagnia veniva da un record di trimestri pesantemente negativi e non si vedeva alcuna luce in fondo al tunnel. La condizione di Apple metteva un po’ di agitazione a tutti, del resto, per una serie di conseguenze a catena che si sarebbero verificate in seguito ad un suo eventuale collasso (pensiamo solo alla perdita per Microsoft dell’unico avversario credibile nell’informatica consumer). Di lì a poco, l’allora CEO Gil Amelio sarebbe stato licenziato e Steve Jobs sarebbe rientrato dalla finestra dopo essere uscito dalla porta una decina di anni prima, grazie alla fusione di Apple con NeXT. Continua »