Saluti a spiderpork
26 novembre 2007 - Pubblicato da adminQualche giorno di vacanza.
Anche spiderpork vi saluta. Per chi volesse sapere cos’era, ecco qui.
Qualche giorno di vacanza.
Anche spiderpork vi saluta. Per chi volesse sapere cos’era, ecco qui.
Dite quel che volete, ma una botta di Spiderpork non fa male a nessuno.
Sì, sì, poi lo tolgo…
Qualche tempo fa fece molto clamore sulla stampa generalista uno studio che dimostrava l’associazione fra alcuni videogiochi e la manifestazione di comportamenti violenti nei più giovani. Facile la conclusione: Doom fa male, fa impazzire i nostri bambini che poi passano al mitra.
Uno studio meta-analitico appena concluso smentisce tutto, partendo da un assunto abbastanza elementare: può un comportamento quasi ubiquitario (sono moltissimi i ragazzini che giocano con i videogames) essere predittivo di un evento estremamente raro (il comportamento omicida negli adolescenti)? Christopher Ferguson ha pensato di approfondire la questione e di pubblicare gli esiti.
Ars Technica, che riporta le conclusioni dell’articolo, pubblica quasi contemporaneamente un altro post sull’uso che gli adolescenti fanno dei programmi di messaggeria istantanea e sul modo in cui ciò influenzi le loro relazioni intepersonali.
Siamo sicuri che sia così facile capire cosa “faccia male ai ragazzi”?
Nella zona di St. Louis, una ragazzina di 13 anni si è tolta la vita dopo una disavventura su MySpace. Un coetaneo conosciuto online improvvisamente ha smesso di frequentarla, spiegando che aveva saputo che era una “cattiva persona” e che non meritava la sua amicizia. Questa tragedia assume contorni inquietanti quando si scopre che l’amico non è mai esistito, ma era solamente la falsa identità della madre (forse di più adulti insieme) di un’altra ragazzina, in vena di malevoli dispetti.
C’è già abbastanza materiale per far riflettere, ma la storia si complica. Un sito dedicato al mondo femminile (Jezebel) riprende la storia e si accanisce sulla donna, la cui identità era stata tenuta nascosta dalla stampa per proteggere un’altra ragazzina: la figlia adolescente di quest’ultima. Il sito invita alla caccia all’uomo e viene imitato da blog e siti personali di lettori inferociti. Questi ultimi, tra commenti e passaparola, scovano la signora e pubblicano il suo nome, indirizzo e numero di telefono. Continua »
Una cipolla, un po’ di Gatorade ed il gioco è fatto.
» TUAW: Charge an iPod with an onion
Seth Mnookin di Wired è rimasto estasiato dalla home page personalizzata di Google di un amico (che conteneva notizie, feed, gli aggiornamenti sul mercato azionario e persino la foto della figlia). La voglio anch’io, si è detto. Una cosa tira l’altra e, quando la fidanzata è tornata a casa e gli ha chiesto cosa avesse fatto durante la giornata, lui ha risposto: “Ho speso tre ore e mezzo ad organizzarmi i bookmarks su Google”.
Dopo un paio di settimane, la fidanzata ha cominciato a preoccuparsi. “È a quel punto che ho realizzato che non stavo concludendo nulla. La mia campagna per l’aumento della produttività era diventata una distrazione – e non di quelle insignificanti. Improvvisamente, avevo bisogno di organizzare la mia organizzazione (…) Grazie, Google. Mi hai fatto diventare il più efficiente perditempo di sempre.”
» Thanks to Google’s Tools, I’m the Most Efficient Time-Waster Ever
Su Intranet Management una “breve brevissima introduzione ai blog”. Le slide (30) si possono consultare online oppure scaricare in formato PowerPoint.
Possono sembrare concetti banali ed acquisiti: al contrario la presentazione è ordinata, sintetica, molto chiara e prende in considerazione aspetti che non sono poi così scontati. Utile a chi sia curioso, a chi voglia lanciarsi nell’avventura o a chi debba presentare i blog ad un pubblico non tecnico.
Una notizia che non serve praticamente a nulla, ma è una piccola chicca storica. “Unix” è un termine ormai abbastanza noto, ma pochi sanno che il suo nome nasce in risposta a “MULTICS“, un sistema operativo nato negli anni Sessanta per amministrare le “time-sharing machines” (erano i tempi dei cervelloni con tecnici in camice bianco e schede perforate, come il PDP-6 nella foto).
Ebbene, il MIT ha rilasciato al pubblico i codici sorgenti di MULTICS. Se vi avanza una macchina time-sharing in garage, potete divertirvi.
Sul New York Times online, un lungo articolo sugli sciami, gli stormi, le grandi collettività del mondo animale e le leggi che li regolano. Compreso un divertente esperimento “live” con le persone (in terza pagina).
Il nome di Matt Mullenweg è sconosciuto ai più, ma dobbiamo a questo ragazzo di soli ventitré anni l’un per cento circa della pagine che sono su Internet (per la precisione, secondo una statistica di Google, lo 0,8). Matt Mullenweg è il creatore di WordPress, la piattaforma su cui gira, peraltro, questo stesso sito.
In questa intervista spiega come si faccia a portare avanti un progetto del genere con solo diciotto impiegati (“grazie a tanta caffeina”) e quali siano i suoi auspici per il futuro.
» CNET News.com: WordPress founder looks into blogging’s future