La bellezza in un plug-in
10 ottobre 2008 - Pubblicato da CMGUn programma tiene conto delle preferenze di un campione e adegua un’immagine ai tratti più apprezzati. I risultati? Giudicate voi.
Un programma tiene conto delle preferenze di un campione e adegua un’immagine ai tratti più apprezzati. I risultati? Giudicate voi.
Sebbene in molti paesi l’ascolto dei libri rappresenti ormai un’abitudine radicata, in Italia si è sempre rimasti alquanto diffidenti rispetto a questo genere di fruizione.
Ciononostante, editori e case di produzione continuano a tentare questa strada, talvolta con buoni risultati (un esempio è quello che riguarda l’audiolibro tratto dal bestseller “Il cacciatore di aquiloni” di Khaled Hosseini).
Caso strano (più unico che raro) è quello che riguarda L’Organigramma di Andrea Comotti. La prima parte di questo romanzo, El largo adiòs, è stata infatti pubblicata in rete da Vibrisselibri, ma non è ancora arrivata alla carta. Ciononostante, la società di produzione GOODmood ha deciso di trarne un audiolibro, inserito nella collana Libri in Auto, presentata ufficialmente lo scorso 8 maggio alla Fiera del Libro di Torino.
Qui è possibile ascoltarne qualche minuto.
Il prossimo 2 giugno la casa editrice inglese Faber&Faber metterà in commercio 100 classici ormai fuori catalogo, e promette di arricchire la lista di una ventina di titoli al mese. Il sistema è quello del print-on-demand, che permette di ridurre notevolmente i costi di produzione e di arginare i danni, qualora i libri non riscuotano successo. Ciononostante, rimane un’iniziativa ambiziosa (e lodevole).
Leander Kahney e l’editore No Starch Press hanno rilasciato su Torrent i due libri “The Cult of Mac” e “The Cult of iPod”.
» Free Copies of Cult of Mac and Cult of iPod on FileSharing Networks
Wikipedia ha ricevuto nelle ultime settimane una petizione che chiedeva la rimozione delle immagini di Maometto. La reazione dello staff può rappresentare un precedente di rilievo.
» New York Times: Wikipedia Islam Entry Is Criticized
A proposito di Inquisitor e di quanto precedentemente segnalato, Dave Watanabe deve aver fatto un bell’esame di coscienza (o di prospettive commerciali): oggi esce la nuova versione del plug-in per Safari.
What’s new? La risposta, da Version Tracker:
In response to user feedback, Inquisitor 3.0 (v52) now explicit tags product/affiliate links in search results and, furthermore, now includes an user preference to disable these links all together.
Inquisitor is freeware, made possible by the inclusion of affiliate links. This revenue source is small but critical in ensuring Inquisitor’s future development. If you choose to disable these links, please seriously consider donating to Inquisitor as an alternate means of support.
Inquisitor è una piccola, preziosissima applicazione che permette di ottenere da Google i risultati di una ricerca mentre la si digita nell’apposita finestra di Safari (finché non la si prova non se ne sente la mancanza, poi decisamente sì).
Uscito inizialmente ad un prezzo di 5 dollari, Inquisitor è poi diventato gratuito. Lo sviluppatore, Dave Watanabe, lo utilizza per promuovere altre apprezzate applicazioni shareware (Acquisition, un client P2P; XTorrent, un client torrent; NewsFire, un reader RSS).

Fin qui, niente di strano: molti programmatori rilasciano applicazioni gratis (”Why is Smultron free? Because software is art”, Alexis Kayhill, citata neanche a farlo apposta proprio oggi da PuntoInformatico a proposito di un ottimo text editor freeware, sempre per Mac). Alcuni lo fanno per promuovere altri versanti del loro lavoro, e anche in questo non c’è nulla di strano. Altri ancora creano software gratuito per l’utente, ma che genera loro dei profitti in altro modo (ad esempio con la pubblicità, come accadde ad una delle ultime versioni di Eudora, oppure utilizzandolo come strumento di vendita di prodotti specifici, come nel caso dell’ottimo LinoType FontExplorerX).
Le soluzioni insomma sono varie, da quelle più eleganti a quelle più grossolane, ma di norma l’utente ha libertà di scelta e piena coscienza di ciò che fa.
Un blogger di nome bonaldi ha però fatto una piccola scoperta: i risultati offerti da Inquisitor non sono perfettamente identici a quelli ottenuti dalla pagina di Google: cercando “Nikon lens reviews”, il primo risultato era un link ad Amazon, cosa che non accade lavorando manualmente nel motore di ricerca. Se si seleziona il link proposto, Inquisitor indirizza alla pagina, ma in realtà vi accede attraverso un altro link, invisibile, che certifica un rapporto di affiliazione fra Watanabe e Amazon.
In pratica, per farla breve, Inquisitor propone come primi risultati dei link che fruttano denaro all’autore del software senza che l’utente lo sappia.
I commenti a questa scoperta, sia sul blog di bonaldi che su TUAW che ha ripreso la notizia, sono i più vari, sia a favore che contro la condotta di Watanabe (al di là delle ripercussioni economiche, lo zoccolo duro dei navigatori si irrita moltissimo quando un programma fa qualcosa che non sia chiaramente dichiarato, come nel caso delle applicazioni che, anche per le finalità più innocenti, “chiamano casa“).
Prese separatamente, spesso le cose sono limpidamente giuste o sbagliate (guadagnare denaro è legittimo, rilasciare software gratuito è apprezzabile, nel farsi pagare da terzi per offrire un servizio gratuito non c’è niente di male etc.). Il punto è nella loro combinazione: dove e come trasparenza, guadagno economico, gestione delle informazioni si intrecciano in un modo che possiamo complessivamente definire “sbagliato”?
Il 93% dei teenager americani è online: di questi, due su tre sono anche produttori in qualche maniera di contenuti. Basta questo dato a dimostrare quanto la Rete sia diventata determinante nella formazione delle nuove generazioni.
» Ars Technica: More teens than ever sharing–and restricting–content online
» Pew Internet & American Life Project: Teens and Social Media (pdf)
Ogni anno Edge Foundation pone una domanda ad un numero di intellettuali, artisti, personalità a vario titolo note alle cronache. Per il 2008, 163 fortunati sono stati interrogati a questo proposito:
“Quando cambi idea pensando, questa è filosofia. Quando Dio cambia la tua opinione, è fede. Quando la cambiano i fatti, allora è scienza.
Su cosa hai cambiato idea? Come mai?
La scienza è basata sulle prove. Cosa succede quando i riscontri cambiano? Come le argomentazioni o i riscontri scientifici ti hanno fatto cambiare idea?”
Un buon esercizio anche per noi, che non siamo famosi.