Un passo avanti e due indietro

30 maggio 2007 - Pubblicato da CMG

Questo sembra fare ogni tanto lo sviluppo tecnologico. HubPages ha svolto un test comparativo nell'uso di Word ed Excel, confrontando un AMD dual core di oggi con un Mac Plus del 1986.

I risultati (per chi non abbia mai usato un Mac degli anni Ottanta e non ricordi che le cose stanno esattamente così - e non si ricordi le bestemmie tirate ad ogni aggiornamento di programmi e sistemi operativi) sono sorprendenti.

» Mac Plus Vs. 07 AMD DualCore. You Won't Believe Who Wins

I pirati della Silicon Valley [aggiornato]

27 aprile 2007 - Pubblicato da CMG

Pirates of Silicon Valley è stato messo online su Google VideoPirates of Silicon Valley“, un film del 1999 sulla storia di Apple e Microsoft. Il film è ben fatto e trasmette sinceramente l’atmosfera degli anni dell’ultima rivoluzione informatica, quella del personal computer.

è impressionante la somiglianza fisica di alcuni personaggi (per Steve Jobs c’è Noah Wyle, il Carter di E. R., ma il discorso vale anche per Ballmer, Captain Crunch, Wozniak etc.). La storia sembra complessivamente molto ben documentata salvo una caduta sul finale (forse per la necessità di chiudere sul colpo di scena) in cui si lascia intendere un acquisto di Apple da parte di Microsoft che in realtà non c’è mai stato.

Per la cronaca, la circostanza è quasi vera: il periodo in questione era molto difficile per entrambe le compagnie (Apple, dopo il ritorno di Jobs, versava ancora in pessime acque non solo economiche, mentre Microsoft rischiava grosso sul fronte antitrust e non poteva permettersi la comparsa del seppur piccolo concorrente). Fu così che i due si misero d’accordo e Microsoft fece una bella iniezione di capitale nel bilancio Apple comprando 150 milioni di dollari in azioni senza diritto di voto; garantì anche lo sviluppo di Office per Mac (la leggenda vuole che Apple si sia impegnata a non produrre mouse a due bottoni - ma che io sappia è leggenda). Apple riacquistò credibilità di fronte agli investitori, Microsoft salvò il concorrente lasciando libero il mercato e rifacendosi il trucco e dopo poco tempo le azioni furono silenziosamente riacquistate da Apple.

A parte questo dettaglio, non ho ravvisato errori grossolani; al contrario ci sono continui riferimenti ad episodi ben documentati ed abbastanza pittoreschi. Ne consiglio la visione, prima che sparisca da Google…

[Aggiornamento] - Il link non funziona più. Ne esiste un altro, ma a questo punto dobbiamo considerarli tutti provvisori ;-)

(Grazie a Maura per la segnalazione)

L’era della musica senza DRM

2 aprile 2007 - Pubblicato da CMG

Steve Jobs l’ha spuntata: sembrava una boutade, ma il fondatore di Apple non parla mai a sproposito. In una conferenza stampa congiunta EMI-Apple è stato dato oggi l’annuncio che da maggio la casa discografica renderà disponibili brani liberi da diritti digitali.

Si apre una nuova era, dunque: è difficile immaginare che questa iniziativa non crei un effetto volano. Vengono così anche dissipate le polemiche che avevano seguito le dichiarazioni di Jobs, accusato dai puristi di fare solo propaganda.

I dettagli in un articolo di Macity:

In diretta durante la conferenza stampa da Londra, il Ceo di Emi, Eric Nicoli, e Steve Jobs annunciano l’arrivo di musica senza protezione digitale. Costerà un po’ di più (1 euro e 29 centesimi) ma avrà una miglior qualità audio e sarà disponibile da maggio.

La nascita di una democrazia telematica?

19 marzo 2007 - Pubblicato da CMG

TomStardust segnala questo post (”il silenzio assordante“) di Marco Ottolini, dimissionario Project Director di Italia.it. Come segnalato precedentemente, Italia.it ha sollevato un polverone per la pessima qualità del risultato a fronte della smisurata cifra investita.

La particolarità di questa vicenda è però stata nella reazione della “cittadinanza telematica” italiana, che è stata rapidissima e di proporzioni molto rilevanti, generando due effetti.

  1. In primo luogo, il clamore ha costretto i gestori del portale a correzioni immediate e ad un ripensamento del prodotto finale: la comunità dei cittadini ha dunque indotto l'autorità a rimettere mano ad un prodotto scadente.
  2. Il secondo effetto è stato la realizzazione di un progetto parallelo, alternativo, organizzato dal basso secondo la formula del BarCamp denominato RItaliaCamp, che ha dimostrato notevoli capacità di auto-organizzazione, in perfetto stile hacker.

Che non si tratti di un fenomeno isolato lo dimostra il successo della petizione che ha dato il via all'abolizione dei costi di ricarica dei cellulari.

La comunità web italiana sta dunque sviluppando capacità di aggregazione, lo sviluppo di un pensiero critico, una fiducia nella possibilità di cambiare lo status quo o altrimenti di fornire prodotti concorrenti liberi e a basso costo, a vantaggio di tutta la collettività.

Primi vagiti di una democrazia telematica?

Vivere con un gene letale

18 marzo 2007 - Pubblicato da CMG

Il New York Times riporta la storia di Katharine Moser: nipote di una persona affetta dalla malattia di Huntington, Katharine ha una certa probabilità di svilupparla a sua volta.

La malattia è incurabile, degenerativa, progressiva, ma si manifesta di solito in un'età matura. Katharine ha 23 anni, ed esiste un test per accertare se si è portatori o meno del gene malato.

Come si vive sapendo di avere un “gene letale”? Ha senso saperlo prima?

» The New York Times: “Facing Life With a Lethal Gene”

Tutti vogliono una Second Life

13 marzo 2007 - Pubblicato da CMG

Nelle ultime settimane la cronaca si è improvvisamente interessata a Second Life. Ha aperto la strada Antonio Di Pietro, annunciando l’apertura di una sede dell’Italia dei Valori nel metamondo; a seguire, la Farnesina ha attivato un Istituto Italiano di Cultura sulla riva di un lago nella regione “Eup” (queste le coordinate: 156, 155, 51). Se la prima notizia è stata accolta dai più come un fatto interessante ma comunque pittoresco, la seconda - giunta dopo il disastro di Italia.it - ha generato commenti più articolati e severi, anche perché realizzata da un’istituzione. Va detto subito che l’investimento, in termini di risorse e denaro, è irrisorio, pertanto il clamore suscitato è forse un po’ eccessivo. Del resto, già la Svezia aveva recentemente espresso l’intenzione di aprire addirittura un’ambasciata.

L’istituto ospita una mostra (”On the Edge of Vision”, ancora in allestimento - ma alcune immagini sono già esposte) che è stata inaugurata nel “mondo reale” il 12 febbraio scorso dal Presidente del Consiglio durante un viaggio ufficiale in India.

Insomma, una realtà parallela fino a poco tempo fa considerata una piattaforma sostanzialmente ludica (anche se si tratta di un gioco decisamente sui generis) è diventata uno spazio virtuale in cui è importante essere presenti.

Come al solito, non mi dilungo in commenti personali, limitandomi a segnalare alcune notizie a riguardo. Innanzitutto, su Second Life si può lavorare (e fare soldi): il primo maggio del 2006 Anshe Chung si guadagna la copertina di BusinessWeek per essere diventata la prima milionaria del metamondo (in Second Life esiste una valuta virtuale denominata “Linden Dollars” con un proprio tasso di cambio, ma qui parliamo di dollari reali). Anshe Chung non esiste: è un “avatar”, il corrispondente virtuale di Ailin Graef. Anshe ha guadagnato i Linden Dollars, Ailin ha incassato i dollari americani ed ha messo su un’azienda con 50 dipendenti (vedi Magazine del Corriere della Sera, n.10 /2007, pag. 22) che si occupa della vendita di beni virtuali. Nell’affare sembra ora volersi tuffare anche Gabetti: insomma, il metamondo è sufficientemente verosimile da consentire relazioni (anche economiche) analoghe a quelle del mondo reale.

Per aggiungere qualche esempio, ricordiamo che nell’agosto del 2006, Suzanne Vega ha tenuto un concerto su Second Life.

Se consideriamo gli “aspetti reali” di Second Life, però, ci troviamo di fronte a questioni non meno interessanti. La prima è che è con l’aumento delle informazioni disponibili (con molti milioni di utenti registrati, ognuno con le proprie attività e con i propri oggetti) si è riprodotta l’esigenza che la stessa Internet aveva sperimentato nei primi anni dopo la propria esplosione: occorre un sistema di ricerca più efficiente, un “Google” per Second Life. La questione è stata approfondita da un articolo di C|Net, che peraltro cita la soluzione proposta da due italiani (Mario Gerosa e Laura Cassarà - per i dettagli rinvio alla lettura dell’articolo in questione).

Il secondo effetto della crescita esponenziale del sistema è nel rischio di un crollo, quando la struttura originale non sia stata pensata in partenza per sostenerla a questi ritmi. Attualmente, ogni area (o “isola”) è gestita individualmente da un server: il metamondo è quindi parcellizzato; è possibile aumentare il numero di celle (aumentando il numero di server), ma il carico che ogni server può reggere è più o meno predeterminato. Il sistema è troppo grande per essere cambiato agevolmente (Joe Miller, vicepresidente del dipartimento tecnlogico di LindenLabs, la società che ha creato e gestisce SecondLife, confessa: “Stiamo cambiando i motori mentre voliamo a 40.000 piedi di altezza”). Per i risvolti tecnici, rinvio all’articolo di MaCity o a quello originale di InformationWeek, che è andata fisicamente a vedere come funziona l’infrastruttura di Second Life.

Come ultima segnalazione, aggiungo che all’ingresso in Second Life c’è un’alternativa: creare un metamondo proprio. è quello che sta facendo Sony per gli utenti della neonata PlayStation 3. Sarà interessante vedere se questa esperienza seguirà il destino di molte tecnologie Sony (MiniDisc, ATRAC, etc., presto e prevedibilmente cadute nel dimenticatoio) oppure, forte dell’incredibile bagaglio tecnico e della solida esperienza della società giapponese, si rivelerà una soluzione vincente.

Il web mostra i muscoli [aggiornato]

28 febbraio 2007 - Pubblicato da CMG

Le tecnologie alla base del web sono più o meno le stesse da anni; hanno continuato la loro graduale evoluzione senza per questo perdere l’identità originale. Sono cambiate moltissimo invece le applicazioni: la loro continua ricombinazione ha prodotto una vera e propria esplosione di possibilità.

Ecco una breve carrellata di alcune applicazioni che ci costringono ad abbandonare la concezione di pagina web statica, pur non utilizzando altro che i collaudati html/css, javascript, flash.

Pandora è una radio che trasmette in streaming (purtroppo il servizio è disponibile in forma limitata al di fuori degli USA). Segnalato un autore di proprio gusto, Pandora propone una scelta di brani a partire dalla preferenza iniziale. Non si tratta di un semplice assemblaggio per “genere”: i brani vengono messi in relazione fra loro da un motore interno (Music Genome Project) in base ad un numero molto articolato di caratteristiche (stile, timbro vocale, ritmo, testo, arrangiamento, strumenti etc.). L’esperienza è gradevole ed inaspettata, oltre ad essere occasione per ascoltare autori sconosciuti. Meno sofisticato ma più fruibile, soprattutto per noi europei, è invece Musicovery, che offre una navigazione grafica fra temi e brani.

FranticIndustries pubblica una recensione di dieci WebOS: un WebOS non è un sistema operativo in senso stretto; piuttosto si tratta di un sito web costruito in modo da somigliare al desktop di un computer e che propone molte funzionalità di quest’ultimo, con la differenza che gira interamente nella finestra di un browser. Non citato nella recensione, esiste anche un template per Joomla che lo trasforma in JoomlaOS.

Di Netvibes ho già parlato: un’orgia di AJAX allo stato dell’arte.

Mentre gli sviluppatori indipendenti si danno da fare e producono codice elegante e semplice da usare (e qui non possiamo non citare ad esempio lo splendido mootools di Valerio Proietti), in questo nuovo panorama sembrano procedere a fatica proprio i grandi nomi. Pipes è un sistema (in beta) ideato da Yahoo! per combinare vari feed rss in maniera intelligente. Peccato che l’intelligenza necessaria non sia quella artificiale, ma quella dell’utente, che impiega un bel po’ per districarsi nel suo funzionamento…

Se vi capita qualche altra applicazione originale, segnalatemela pure.

[Aggiornamento] - Beh, dimenticavo Snipshot: un servizio di elaborazione online delle immagini che permette di ridimensionarle, ritagliarle, ruotarle, modificarle in altra maniera ed infine salvarle in diversi formati. Mi è tornato in mente leggendo su MaCity la notizia che Adobe offrirà online alcune funzionalità di Photoshop.

[Aggiornamento 2] - Ed eccone un altro: Picnik.

Il meglio ed il peggio

23 febbraio 2007 - Pubblicato da CMG

Neanche a farlo apposta, in ventiquattro ore ho letto due segnalazioni.

La prima (da MaCity) rinvia ad un esempio di come si possa usare il meglio della tecnologia attualmente disponibile (in particolare AJAX) per creare qualcosa di sostanzialmente nuovo, gradevole alla vista, ben funzionante, originale. Si tratta di NetVibes. Così semplice da essere geniale.

La seconda (da Punto Informatico: “Arriva Italia.it, ma è accolto da fischi“) dimostra come 45 milioni di euro non bastino per creare un portale che raggiunga non dico la sufficienza, ma nemmeno la decenza: tecniche obsolete, errori concettuali, incongruenze, navigazione impossibile (io al momento non sono ancora riuscito a superare il filmato introduttivo, che peraltro va a scatti).

Le due notizie, l’una accanto all’altra, mi fanno venire la pelle d’oca.

Non credete a ciò che vedete

21 febbraio 2007 - Pubblicato da CMG

Slashdot (”Don't Believe What You See at the Movies“) riporta un articolo del Times online (”And for my acting Oscar, I thank the special effects“) sull'uso del ritocco attraverso gli effetti speciali delle stesse espressioni degli attori. Dopo le immagini digitali, per le quali il passaggio in Photoshop è diventato praticamente la norma, ora è il cinema a subire quelle piccole correzioni artificiali che hanno la funzione di rendere il risultato più realistico (o efficace).

Una lacrima aggiunta in post-produzione genera però alcuni interrogativi sulla “realtà” di ciò che vediamo, in un senso più profondo. Insomma: il cinema, diventando più verosimile, sta perdendo di realtà?

Steve Jobs sui diritti digitali

7 febbraio 2007 - Pubblicato da CMG

Steve JobsIl sistema di protezione della musica venduta sull’iTunes Music Store è forse il più liberale che si trovi in giro (proprietà della musica acquistata senza scadenza, possibilità di ascoltarla su ogni ipod a disposizione e su un massimo di cinque computer diversi contemporaneamente, possibilità di masterizzare un CD etc.). Cionondimeno c’è sempre qualcuno che storce il naso.

Due i pricipali motivi di dissenso: l’esistenza stessa di un sistema di protezione (e dunque i cracker che si sfidano a violarlo); il fatto che la musica acquistata su iTunes (e solo quella) possa essere ascoltata solo sui player di Cupertino e non su quelli della concorrenza.

Apple ha sovvertito le regole del mercato diverse volte nella propria storia (con l’Apple II, con il Mac e poi con l’iMac, con l’iPod, chissà ora se lo farà anche con l’iPhone) seguendo una linea spesso in totale controtendenza rispetto al mercato stesso (l’iMac era privo di floppy e porta seriale o parallela, ma era anche il primo a montare l’USB, per dirne una).

Ancora una volta Jobs spiazza tutti con una lettera aperta nella quale auspica (rullo di tamburi) la scomparsa dei sistemi di protezione. è un momento strano, per questa pubblicazione: avviene in corrispondenza dei primi segnali di un cambio di politica delle major (segnali molto pallidi, invero) ed in concomitanza con un crescente fastidio di alcuni stati europei per l’ecosistema chiuso Apple-iPod-iTunes.

Tutta da leggere (articoli in italiano su MaCity e Punto Informatico).