I social network battono i siti porno

4 Novembre 2007 - Pubblicato da CMG

Il Corriere della Sera riporta uno studio americano che dimostrerebbe come i ragazzi americani tra i 18 ed i 24 anni navighino più su siti di social network (come Facebook e MySpace) che sui siti porno.

La pornografia online è un canale di gratificazione immediata particolarmente efficace in Rete per le ragioni che possiamo facilmente immaginare; di fatto, ogni volta che viene lanciata una nuova piattaforma digitale, la disponibilità di contenuti pornografici assume quasi il potere di una “killer-app”. Ora sono però disponibili social network giganteschi, fortemente interconnessi ed altamente personalizzabili. Siamo portati a pensare (Freud docet) che il bisogno di gratificazione sessuale istantanea sia uno dei più potenti attivatori comportamentali.

Questa ricerca sembra invece sostenere che esiste un bisogno ancora più urgente e primitivo, il bisogno di relazione. Forse siamo un po’ più complessi di come certo riduzionismo voglia farci pensare.

» Ora MySpace e Facebook battono i siti porno

Milioni di creativi per la pubblicità

3 Novembre 2007 - Pubblicato da CMG

Qualche tempo fa il giovane Nick Haley, impressionato dall’iPod touch, ha creato uno spot e lo ha messo su YouTube (la storia sul New York Times). La Apple, usualmente molto restia a lavorare con materiale che non nasca nei suoi laboratori, ha apprezzato il risultato tanto da adottarlo come spot ufficiale in una versione pressoché identica, riadattata quel tanto che basta alla nuova funzione (maggiore risoluzione, scelta dei filmati etc.).

Soprattutto in Italia, la pubblicità accusa segni di stanchezza (nel dubbio: tette); in un ambiente così interconnesso sarebbe stupido non approfittare di milioni di cervelli creativi, per di più disponibili a lavorare gratis (e, di nuovo, torna il tema del bisogno di contribuzione).

Se ne devono essere accorti quelli di Zooppa (grazie per la segnalazione a Grenar).

Flock

28 Ottobre 2007 - Pubblicato da CMG

Flock, il browser basato su Mozilla creato per i blogger di cui parlammo un paio di anni fa, raggiunge la versione 0.9.1 e supporta ora, fra l’altro, LiveJournal, Ma.gnolia, YouTube, Flickr, Blogger e del.icio.us.

» Flock

Web 2.0: Internet come rete sociale

28 Ottobre 2007 - Pubblicato da CMG

Il mensile Time dedica ogni anno la sua copertina del mese di gennaio alla «persona dell’anno». Nel gennaio 2007 al centro della copertina appariva un computer con il monitor argentato a specchio in modo da riflettere l’immagine del lettore. In basso compariva il titolo: You, cioè «Tu», e proseguiva: «Sì tu. Tu controlli l’era dell’informazione. Benvenuto nel tuo mondo»

Il dossier di una trentina di pagine che spiega il motivo di questa scelta si apre con una riflessione sulla «democrazia digitale». Il concetto di democrazia, mutuato dal contesto politico, richiama una dimensione sociale e implica una partecipazione attiva. Perché questa scelta? Internet si sta sempre più decisamente evolvendo, trasformandosi in un social network, una piattaforma relazionale. Se l’uso più comune della Rete fino a qualche tempo fa era legato alla consultazione di siti per ottenere informazioni, adesso l’approccio comune sta radicalmente cambiando. Internet non è più un agglomerato di siti web isolati e indipendenti tra loro, seppure collegati e messi in rete, ma è da considerare come l’insieme delle capacità tecnologiche raggiunte dall’uomo nell’ambito della diffusione e della condivisione dell’informazione e del sapere.

» Antonio Spadaro - Web 2.0: Internet come «rete sociale»

Cosa combinano Apple e Google?

21 Ottobre 2007 - Pubblicato da CMG

Cringley fa alcune considerazioni sui rapporti fra Apple e Google e sul perché, al momento, non si veda alcun frutto della loro collaborazione.

» Strange Bedfellows: Why an Apple/Google collaboration has been so difficult to make happen.

Second Life ed il desiderio di un’altra vita

18 Settembre 2007 - Pubblicato da CMG

Ripreso dai siti di mezzo mondo, ecco l’articolo di Antonio Spadaro comparso su Civiltà Cattolica dal titolo “«Second Life» ed il desiderio di un’«altra vita»“.

Tutti vogliono una Second Life

13 Marzo 2007 - Pubblicato da CMG

Nelle ultime settimane la cronaca si è improvvisamente interessata a Second Life. Ha aperto la strada Antonio Di Pietro, annunciando l’apertura di una sede dell’Italia dei Valori nel metamondo; a seguire, la Farnesina ha attivato un Istituto Italiano di Cultura sulla riva di un lago nella regione “Eup” (queste le coordinate: 156, 155, 51). Se la prima notizia è stata accolta dai più come un fatto interessante ma comunque pittoresco, la seconda - giunta dopo il disastro di Italia.it - ha generato commenti più articolati e severi, anche perché realizzata da un’istituzione. Va detto subito che l’investimento, in termini di risorse e denaro, è irrisorio, pertanto il clamore suscitato è forse un po’ eccessivo. Del resto, già la Svezia aveva recentemente espresso l’intenzione di aprire addirittura un’ambasciata.

L’istituto ospita una mostra (”On the Edge of Vision”, ancora in allestimento - ma alcune immagini sono già esposte) che è stata inaugurata nel “mondo reale” il 12 febbraio scorso dal Presidente del Consiglio durante un viaggio ufficiale in India.

Insomma, una realtà parallela fino a poco tempo fa considerata una piattaforma sostanzialmente ludica (anche se si tratta di un gioco decisamente sui generis) è diventata uno spazio virtuale in cui è importante essere presenti.

Come al solito, non mi dilungo in commenti personali, limitandomi a segnalare alcune notizie a riguardo. Innanzitutto, su Second Life si può lavorare (e fare soldi): il primo maggio del 2006 Anshe Chung si guadagna la copertina di BusinessWeek per essere diventata la prima milionaria del metamondo (in Second Life esiste una valuta virtuale denominata “Linden Dollars” con un proprio tasso di cambio, ma qui parliamo di dollari reali). Anshe Chung non esiste: è un “avatar”, il corrispondente virtuale di Ailin Graef. Anshe ha guadagnato i Linden Dollars, Ailin ha incassato i dollari americani ed ha messo su un’azienda con 50 dipendenti (vedi Magazine del Corriere della Sera, n.10 /2007, pag. 22) che si occupa della vendita di beni virtuali. Nell’affare sembra ora volersi tuffare anche Gabetti: insomma, il metamondo è sufficientemente verosimile da consentire relazioni (anche economiche) analoghe a quelle del mondo reale.

Per aggiungere qualche esempio, ricordiamo che nell’agosto del 2006, Suzanne Vega ha tenuto un concerto su Second Life.

Se consideriamo gli “aspetti reali” di Second Life, però, ci troviamo di fronte a questioni non meno interessanti. La prima è che è con l’aumento delle informazioni disponibili (con molti milioni di utenti registrati, ognuno con le proprie attività e con i propri oggetti) si è riprodotta l’esigenza che la stessa Internet aveva sperimentato nei primi anni dopo la propria esplosione: occorre un sistema di ricerca più efficiente, un “Google” per Second Life. La questione è stata approfondita da un articolo di C|Net, che peraltro cita la soluzione proposta da due italiani (Mario Gerosa e Laura Cassarà - per i dettagli rinvio alla lettura dell’articolo in questione).

Il secondo effetto della crescita esponenziale del sistema è nel rischio di un crollo, quando la struttura originale non sia stata pensata in partenza per sostenerla a questi ritmi. Attualmente, ogni area (o “isola”) è gestita individualmente da un server: il metamondo è quindi parcellizzato; è possibile aumentare il numero di celle (aumentando il numero di server), ma il carico che ogni server può reggere è più o meno predeterminato. Il sistema è troppo grande per essere cambiato agevolmente (Joe Miller, vicepresidente del dipartimento tecnlogico di LindenLabs, la società che ha creato e gestisce SecondLife, confessa: “Stiamo cambiando i motori mentre voliamo a 40.000 piedi di altezza”). Per i risvolti tecnici, rinvio all’articolo di MaCity o a quello originale di InformationWeek, che è andata fisicamente a vedere come funziona l’infrastruttura di Second Life.

Come ultima segnalazione, aggiungo che all’ingresso in Second Life c’è un’alternativa: creare un metamondo proprio. è quello che sta facendo Sony per gli utenti della neonata PlayStation 3. Sarà interessante vedere se questa esperienza seguirà il destino di molte tecnologie Sony (MiniDisc, ATRAC, etc., presto e prevedibilmente cadute nel dimenticatoio) oppure, forte dell’incredibile bagaglio tecnico e della solida esperienza della società giapponese, si rivelerà una soluzione vincente.

Il web mostra i muscoli [aggiornato]

28 Febbraio 2007 - Pubblicato da CMG

Le tecnologie alla base del web sono più o meno le stesse da anni; hanno continuato la loro graduale evoluzione senza per questo perdere l’identità originale. Sono cambiate moltissimo invece le applicazioni: la loro continua ricombinazione ha prodotto una vera e propria esplosione di possibilità.

Ecco una breve carrellata di alcune applicazioni che ci costringono ad abbandonare la concezione di pagina web statica, pur non utilizzando altro che i collaudati html/css, javascript, flash.

Pandora è una radio che trasmette in streaming (purtroppo il servizio è disponibile in forma limitata al di fuori degli USA). Segnalato un autore di proprio gusto, Pandora propone una scelta di brani a partire dalla preferenza iniziale. Non si tratta di un semplice assemblaggio per “genere”: i brani vengono messi in relazione fra loro da un motore interno (Music Genome Project) in base ad un numero molto articolato di caratteristiche (stile, timbro vocale, ritmo, testo, arrangiamento, strumenti etc.). L’esperienza è gradevole ed inaspettata, oltre ad essere occasione per ascoltare autori sconosciuti. Meno sofisticato ma più fruibile, soprattutto per noi europei, è invece Musicovery, che offre una navigazione grafica fra temi e brani.

FranticIndustries pubblica una recensione di dieci WebOS: un WebOS non è un sistema operativo in senso stretto; piuttosto si tratta di un sito web costruito in modo da somigliare al desktop di un computer e che propone molte funzionalità di quest’ultimo, con la differenza che gira interamente nella finestra di un browser. Non citato nella recensione, esiste anche un template per Joomla che lo trasforma in JoomlaOS.

Di Netvibes ho già parlato: un’orgia di AJAX allo stato dell’arte.

Mentre gli sviluppatori indipendenti si danno da fare e producono codice elegante e semplice da usare (e qui non possiamo non citare ad esempio lo splendido mootools di Valerio Proietti), in questo nuovo panorama sembrano procedere a fatica proprio i grandi nomi. Pipes è un sistema (in beta) ideato da Yahoo! per combinare vari feed rss in maniera intelligente. Peccato che l’intelligenza necessaria non sia quella artificiale, ma quella dell’utente, che impiega un bel po’ per districarsi nel suo funzionamento…

Se vi capita qualche altra applicazione originale, segnalatemela pure.

[Aggiornamento] - Beh, dimenticavo Snipshot: un servizio di elaborazione online delle immagini che permette di ridimensionarle, ritagliarle, ruotarle, modificarle in altra maniera ed infine salvarle in diversi formati. Mi è tornato in mente leggendo su MaCity la notizia che Adobe offrirà online alcune funzionalità di Photoshop.

[Aggiornamento 2] - Ed eccone un altro: Picnik.

Il meglio ed il peggio

23 Febbraio 2007 - Pubblicato da CMG

Neanche a farlo apposta, in ventiquattro ore ho letto due segnalazioni.

La prima (da MaCity) rinvia ad un esempio di come si possa usare il meglio della tecnologia attualmente disponibile (in particolare AJAX) per creare qualcosa di sostanzialmente nuovo, gradevole alla vista, ben funzionante, originale. Si tratta di NetVibes. Così semplice da essere geniale.

La seconda (da Punto Informatico: “Arriva Italia.it, ma è accolto da fischi“) dimostra come 45 milioni di euro non bastino per creare un portale che raggiunga non dico la sufficienza, ma nemmeno la decenza: tecniche obsolete, errori concettuali, incongruenze, navigazione impossibile (io al momento non sono ancora riuscito a superare il filmato introduttivo, che peraltro va a scatti).

Le due notizie, l’una accanto all’altra, mi fanno venire la pelle d’oca.

I social network sono pericolosi?

12 Gennaio 2007 - Pubblicato da CMG

Su TechNewsWorld un articolo interessante (Social Networking Sites in the Crosshairs?) sui rischi delle nuove applicazioni del Web. I “Social Network” di vario genere (communities, blog, wiki etc.) portano gli utenti a rilasciare informazioni su di sé, esponendosi così al rischio di attacchi da parte dei cosiddetti “ingegneri sociali”.

Questi ultimi sono persone (impropriamente definite hacker o cracker) che si introducono nei sistemi (non necessariamente informatici) con le finalità più varie: dalla semplice dimostrazione di esserne capaci all'ottenimento di informazioni da utilizzare a scopo criminoso.

Un libro che rivela elegantemente le pratiche dell'ingegneria sociale è “L'arte dell'inganno” di Kevin Mitnick, un ingegnere sociale che è stato “pizzicato” e ha deciso di raccontare come abbia violato sistemi apparentemente impenetrabili utilizzando semplicemente intelligenza ed un po' di faccia tosta.